Piastre da Sabbia in Corda
Piastre da Sabbia in Corda
Piastre da Sabbia in Corda
La nostra risposta è sempre la stessa: no!
Ma poi motiviamo il nostro no perché comunque i nostri sono viaggi di gruppo e un aiuto tra partecipanti e dalle assistenze è sempre pronto. Inoltre, oggi, pneumatici, potenze, tecniche di guida e compressori pronti a rigonfiare sono degli aiuti che le rendono superflue.
Ma cosa succedeva invece nelle prime grandi attraversate?
Se leggiamo “Nel Fezzan” di Corrado Zoli ( 1926) apprendiamo di una gita da Sebha verso Murzuk assieme ai Colonnelli Grazioli e Miani e racconta che “il Colonnello Miani è tutto fiero di averci mostrato alla prova una sua invenzione cui tiene molto, un sistema infallibile per valicare le sabbie con l’autocarro. Ecco di che si tratta: si utilizzano le lunghe, robuste e flessibili coste delle foglie di palmizio:(sic) colle locali trecciuoline, intessute a cordone colle foglie della palma stesa, le coste vengono fissate alle due estremità, a una distanza di sei o sette centimetri l’una dall’altra; ne risulta una lunga striscia di tappeto à Jour (corsivo) che si adagia sulla pista sabbiosa. Le ruote del pesante veicolo comprimono le coste di palma-che per la loro naturale elasticità non si spezzano-sulla superficie sabbiosa; questa, compressa tra costa e costa acquista una momentanea e sufficiente compattezza per sopportare il peso e l’autocarro sbuffando e arrancando passa: lentamente ma passa, e procede anche superando piccoli dislivelli sabbiosi, come è stato appunto necessario per raggiungere Ghudua, poiché il villaggio è costruito sulla sommità di una modestissima collinetta di sabbie mobili. Quando appena due autocarri, e quasi scarichi, sono passati, la striscia di tappeto è, bene inteso, interamente scomparsa sotto le sabbie, e un terzo autocarro che volesse subito seguir la via dei primi si arrenerebbe (sic) indubbiamente…”
Si riporta anche della costruzione di tali strisce lunghe DUECENTO METRI!


