Libia, il Gobbo

Libia, il Gobbo

Libia, il Gobbo

Questa è una delle tante storie tristi della Seconda Guerra Mondiale. Comunque sia sono tutte tragedie, ma alcune assumono dei connotati pazzeschi.

La storia di questo relitto è una di quelle che lasciano senza fiato.

Il relitto in questione è ciò che resta di un aereo da bombardamento italiano SM79, velivolo iconico utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale. Questi aerei erano conosciuti per la loro velocità e affidabilità, ma non potevano nulla contro gli imprevisti del deserto e la furia della guerra.

Di ritorno da una missione, il pilota, il Capitano Oscar Cimolini, probabilmente a causa del ghibli, il vento caldo e carico di sabbia del Sahara, oppure per altri motivi ancora sconosciuti, perse la rotta. Costretto a una manovra estrema, fu costretto a un atterraggio di fortuna in quella distesa di sabbia a circa 900 km dalla costa. Si pensa che la scelta fosse dettata anche dalla scarsità di carburante: il pilota non aveva più modo di proseguire.

L’atterraggio, sorprendentemente, fu perfettamente riuscito. Nessuno morì e, sebbene ci fossero alcuni contusi, tutti i membri dell’equipaggio riuscirono a sopravvivere. La radio, probabilmente danneggiata dai proiettili antiaerei sparati dalle navi nemiche durante la missione, non funzionava più, il che spiega perché non furono inviati segnali di SOS e perché nessuno seppe mai immediatamente del loro destino.

Dopo l’atterraggio, il Capitano Cimolini decise di avviarsi da solo verso nord, sperando di raggiungere una pista che collegava Bengasi a Giarabub. Intanto, tre membri dell’equipaggio rimasero vicino all’aereo, probabilmente due feriti e un terzo che si fermò per prestare loro soccorso, cercando riparo all’ombra di un’ala in attesa di soccorsi che forse non sarebbero mai arrivati.

Questa ricostruzione è ovviamente in parte una supposizione, basata su quanto trovato al momento della scoperta del relitto. Tre corpi furono rinvenuti sotto l’ala dell’aereo, mummificati e perfettamente conservati grazie all’aria secca del deserto, con le divise intatte come se il tempo si fosse fermato. La scena era agghiacciante, ma testimonia la crudele potenza della natura del deserto e l’eroismo di chi cercava di sopravvivere.

Il Capitano Cimolini, invece, fu trovato poco distante, alla base dell’ultima duna, ormai a pochi passi dalla pista. La sua determinazione era palpabile: un piccolo ultimo sforzo e sarebbe riuscito a raggiungere la salvezza. Purtroppo, la morte lo colse prima di completare quel passo finale. La sua storia rimane oggi un monito e un tributo al coraggio e alla resilienza di chi affrontò l’imprevedibile in condizioni estreme.

Cliccando a questo link sono disponibili una bella selezione di foto del relitto.

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