Operazione Salam
Operazione Salam
Operazione Salam
La regione era estremamente strategica: a nord il mare, a sud la pericolosa depressione di Qattara, luoghi naturali che rendevano la difesa agevole e l’offensiva ardua. Non è del tutto chiaro se l’alto comando tedesco a Berlino considerasse realmente la conquista dell’Egitto un obiettivo prioritario: probabilmente era più un obiettivo secondario, un piano ideale più che una priorità reale. Fatto sta che i soldati dell’Afrika Korps, sotto la guida del leggendario Erwin Rommel, avevano ottenuto importanti successi militari: la conquista di Tobruk e la vittoria nella battaglia di Gazala dimostravano l’efficacia dell’offensiva tedesca e la capacità di Rommel di sorprendere e sovrastare le forze nemiche. In quel periodo gli Stati Uniti non erano ancora coinvolti direttamente nella cosiddetta “Guerra del Deserto”, lasciando il compito alle forze britanniche e al Commonwealth di fronteggiare l’avanzata della “Volpe del Deserto”.
Rommel, pianificando l’avanzata verso l’Egitto e il Canale di Suez, era consapevole che per una simile operazione sarebbe stato fondamentale avere spie sul posto: occhi e orecchie capaci di raccogliere informazioni vitali e trasmetterle rapidamente. La scelta cadde su due agenti tedeschi, Johannes Eppler e Hans Gerd Sandstede, figure esperte ma che non potevano certo presentarsi come turisti in un territorio controllato dagli inglesi. Chi meglio di László Almásy, esploratore leggendario e conoscitore profondo del Sahara, avrebbe potuto garantire il successo di una traversata così ardua? La missione era apparentemente impossibile: aggirare le truppe britanniche al nord, passare per deserti remoti e attraversare territori inesplorati, arrivando a destinazione senza destare sospetti.
La prima idea di Almásy fu di attraversare il deserto a sud dell’oasi di Siwa, partendo dall’oasi di Jalo, allora sotto controllo italiano. L’intenzione era di utilizzare mezzi catturati agli inglesi, in particolare i camion Ford CMP, che avrebbero permesso di muoversi senza destare sospetti: da lontano, chi osservava avrebbe potuto scambiarli per unità alleate. Tuttavia, le continue battaglie al fronte del nord ritardarono l’operazione e il via ufficiale alla Operazione Salam fu dato solo il 29 aprile 1942, da Tripoli. La traversata iniziale verso Jalo e poi est verso Siwa si rivelò immediatamente più complicata del previsto: una catena di dune sconosciute e non segnalate sulle mappe rese il terreno impraticabile per i veicoli, costringendo Almásy e il suo gruppo a tornare a Jalo, con l’idea di una ricognizione aerea per pianificare meglio il percorso.
Il secondo tentativo, simile al primo, fallì a causa di problemi meccanici, malattie e difficoltà logistiche. Almásy dovette allora rivedere completamente il piano: alleggerendo la spedizione, dimezzando uomini e mezzi, decise di dirigersi a sud verso l’oasi di Kufra, allora occupata dal nemico, e da lì deviare a est verso il Gilf Kebir, un altopiano roccioso che Almásy conosceva perfettamente grazie alle esplorazioni degli anni precedenti alla ricerca della leggendaria Zerzura. Qui iniziava il cuore della missione, e gran parte dei dettagli ci sono noti grazie al diario personale di Almásy, purtroppo mai tradotto integralmente in italiano.
La sua esperienza e la straordinaria conoscenza del deserto permisero di attraversare il Gilf Kebir con successo: Almásy aveva infatti lasciato anni prima scorte di acqua e carburante in punti strategici, una mossa che si rivelò decisiva per la sopravvivenza della squadra. Raggiunta l’oasi di Kharga, continuò verso la valle del Nilo fino alla stazione ferroviaria di Asyut, dove ottenne informazioni sull’orario dei treni da un poliziotto britannico apparentemente indifferente. I due agenti segreti tedeschi presero così il treno, completando la fase più delicata della missione.
Per il successo dell’operazione Almásy fu insignito della Croce di Ferro di prima classe e promosso al grado di Maggiore dall’Afrika Korps stesso. Tuttavia, gli inglesi avevano comunque rilevato la sua presenza in Libia grazie alla decifrazione del codice Enigma, usato dalle comunicazioni tedesche, ma inizialmente non compresero la finalità dei suoi spostamenti. Quando finalmente il significato dei messaggi fu chiaro, Almásy era già tornato al sicuro a Jalo, rendendo vana ogni possibilità di intercettazione. La sua traversata rimane oggi una delle più straordinarie imprese di spionaggio e sopravvivenza nella storia della guerra nel deserto, una combinazione di coraggio, ingegno e conoscenza del territorio che lo rese leggenda.


