Libia Murzuk, Balisata ed Ettore
Libia Murzuk, Balisata ed Ettore
Libia Murzuk, Balisata ed Ettore
…correva l’anno 2008.
Un giorno ricevo la telefonata di Massimo, un caro amico, “il Vecio” (uno dei primi sostenitori di **Desartica”), con la proposta di trovarci a mangiare una pizza a “metà strada”, a Peschiera D/G. La scusa? Parlare del viaggio in Libia che volevamo organizzare da lì a pochi mesi.
“Dai che viene anche Ettore con noi!”
Gran bella notizia! Era una di quelle persone che stanno bene ovunque, sempre sorridente, educata; e anche se la conosci da poco, non puoi fare a meno di considerarla un “vecchio amico”.
A tavola, tre “vecchietti” che parlano con l’entusiasmo di ragazzini della prossima spedizione.
È così che nasce l’idea della nostra traversata del Murzuk, in Libia.
Temuto e irresistibile, il sogno di ogni macinatore di dune.
Parte quindi la macchina organizzativa: il programma, la nostra agenzia a Tripoli, i permessi, i documenti per i visti…
Quando all’improvviso arriva una notizia che ci lascia senza fiato: Ettore non c’è più!
All’improvviso, senza un perché… ma del resto, non c’è mai un perché quando una persona muore.
La cosa più “bella” che abbiamo potuto pensare è stata dedicare il nostro viaggio a Ettore.
Avrebbe viaggiato nei nostri cuori, e gli abbiamo dedicato una “balisata”, come nelle grandi spedizioni africane di un tempo.
Una balisata è un percorso inedito, segnalato da balise poste lungo il tragitto, a indicare la corretta strada per chi l’avrebbe percorsa in seguito.
Le balise possono essere:
Massimo fece realizzare 15 pali a punta, in legno impregnato per esterni, con placchette in pvc incise con “Balisata Ettore”.
Li abbiamo posizionati lungo tutto il percorso, non senza forte commozione a ogni colpo di martello.
Abbiamo selezionato ogni passaggio con attenzione, cercando di posizionare le balise in modo che fossero visibili, permettendo il passaggio delle grandi dune nella maniera più naturale possibile.
Abbiamo anche previsto punti “obbligati”, collegamenti tra un gassi e l’altro, affinché il percorso risultasse chiaro e sicuro.
Forse furono le tracce degli pneumatici di 15 veicoli, forse la scelta di un percorso naturale tra i cordoni di dune, o il fatto che condividemmo le coordinate GPS della balisata sulla rivista QuattroXQuattro Off-Road, fatto sta che negli anni successivi la Balisata Ettore divenne una “pista” tra le dune abbastanza battuta.
Noi la percorremmo diverse volte, trovandola sempre ben segnalata, con Ettore che ci attendeva idealmente a ogni passaggio difficile.
Leggendo recentemente dell’iniziativa dei fuoristradisti libici, la speranza di poter riverificare la Balisata Ettore in un futuro prossimo si è acuita.
E già solo scrivere tutto questo mi fa sorridere.


