DIARIO DI VIAGGIO: TUNISIA MILLEDUNE

DIARIO DI VIAGGIO: TUNISIA MILLEDUNE

DIARIO DI VIAGGIO: TUNISIA MILLEDUNE

MILLEDUNE NEL DESERTO TUNISINO

Un viaggio 4×4 nel Grande Erg Orientale
raccontato da Andrea Pozzi

Un viaggio nel Sahara non si spiega facilmente. Puoi descrivere le dune, i colori, il silenzio, la sabbia che entra ovunque — ma chi non c’era fatica a capire davvero cosa significa stare fermi in mezzo al nulla e sentirsi, stranamente, a posto.

Andrea Pozzi ci ha provato lo stesso e ci è riuscito bene. E per questo lo ringraziamo!

Quello che leggete è il racconto in prima persona del viaggio che ad aprile 2026 ha portato un gruppo di tredici persone attraverso il deserto tunisino, dal porto di Genova fino al cuore del Grande Erg Orientale e ritorno. Fuoristrada carichi, gomme sgonfiate per la sabbia, tende sul tetto, una guida tunisina che il Sahara lo conosce a memoria e — soprattutto — un gruppo di persone che si è ritrovato a condividere molto più di qualche pista difficile.

C’è tutto, in questo diario: la fatica, gli imprevisti, una tempesta di sabbia nel mezzo della notte, il bagno in un’oasi che nessuno si aspettava così bella. E poi le cene, le risate, i silenzi davanti alle dune all’alba.

Leggete con calma. Ne vale la pena.

Nel cuore del Sahara – Il grande viaggio nel deserto tunisino

Ci sono viaggi che si dimenticano in fretta e altri che restano impressi nella memoria per tutta la vita. Non soltanto per i luoghi visitati, ma per le persone con cui si condividono chilometri, fatica, imprevisti, emozioni e silenzi. Il viaggio nel deserto tunisino vissuto da Andrea, Barbara, Barbara, Marco, Antonio, Nicoletta, Matteo, Fabio, Paolo, Daniele, Claudio, Simona e Giuseppe è stato esattamente questo: un’esperienza intensa, autentica e profonda, capace di trasformarsi giorno dopo giorno in qualcosa di molto più grande di una semplice avventura off-road.

Capogruppo del viaggio era Matteo, punto di riferimento costante del gruppo, presenza equilibrata e affidabile durante tutta la spedizione. Accanto a lui, una squadra unita dalla voglia di esplorare, dalla passione per i fuoristrada e dal desiderio di vivere il deserto vero.

L’itinerario ha attraversato alcune delle zone più affascinanti del Sahara tunisino: dalla partenza via nave da Genova fino a Tunisi, il trasferimento verso Douz, porta del deserto, e poi l’ingresso nel Grande Erg Orientale, tra dune infinite, piste sabbiose e silenzi assoluti. Il gruppo ha raggiunto Ain Ouadette, splendida oasi nel cuore del Sahara, per poi iniziare la risalita verso nord con tappe culturali straordinarie come El Jem e il Museo del Bardo di Tunisi.

È stato un viaggio fatto di motori, sabbia e amicizia. Di tramonti rossi e albe silenziose. Di tende sul tetto montate sopra Defender Land Rover, Nissan Patrol, Jeep e Toyota. Di cene condivise sotto cieli stellati. Di piccoli problemi risolti con spirito di gruppo e competenza. Di vento, di pioggia improvvisa nel deserto, di una notte di tempesta e di una quantità infinita di immagini impossibili da dimenticare.

Ogni grande avventura comincia con una partenza. E quella da Genova aveva già il sapore delle spedizioni di un tempo.

Il porto, con il suo continuo movimento di camion, auto e viaggiatori, rappresentava il primo confine simbolico tra la quotidianità e il viaggio. I fuoristrada erano pronti: Defender Land Rover carichi di attrezzature, Nissan Patrol preparati per la sabbia, Jeep robuste e Toyota affidabili, tutti equipaggiati con gomme specifiche, taniche, compressori, piastre da sabbia, tende da tetto e materiali indispensabili per affrontare il Sahara.

L’atmosfera era elettrica.

C’era chi controllava per l’ennesima volta i bagagli, chi verificava le radio, chi scherzava già immaginando le dune tunisine e chi osservava il traghetto pensando alla lunga traversata che stava per iniziare.

Le ore precedenti all’imbarco furono fatte di attesa, entusiasmo e curiosità.

Matteo coordinava il gruppo con tranquillità e precisione, assicurandosi che tutto fosse pronto. I mezzi vennero imbarcati uno dopo l’altro, entrando lentamente nella pancia della nave.

Una volta saliti a bordo, il gruppo iniziò realmente a percepire il senso della spedizione.

Il Mediterraneo sarebbe stato il primo tratto da attraversare.

La traversata Genova–Tunisi rappresentò un momento di transizione particolare. Sul ponte della nave il vento era forte e il mare sembrava già introdurre tutti verso un mondo differente.

Le conversazioni si concentravano inevitabilmente sul deserto. Si parlava di piste, di dune, di sabbia morbida, di pressione delle gomme, di navigazione e di esperienze precedenti.

La sera, davanti al mare scuro, iniziò a formarsi quel senso di gruppo che sarebbe diventato fondamentale nei giorni successivi.

Quando la nave arrivò a Tunisi, il gruppo si trovò immediatamente immerso in un’atmosfera completamente diversa. I colori, gli odori, il traffico, la luce intensa del Nord Africa: tutto cambiava rapidamente.

La Tunisia appariva subito come un ponte tra Mediterraneo e Sahara.

Le operazioni di sbarco richiesero tempo. I controlli doganali, il recupero dei mezzi e le formalità burocratiche furono parte integrante dell’esperienza. Una volta usciti dal porto, il viaggio iniziò davvero. Il convoglio prese la strada verso sud. La meta era Douz. Durante il trasferimento, il paesaggio cambiava lentamente ma in modo continuo. Le città lasciavano spazio a zone più aride, i colori diventavano progressivamente più caldi e il terreno iniziava a trasformarsi. Le ore di guida permisero di entrare gradualmente nella dimensione del viaggio africano. Le soste lungo il tragitto offrivano occasioni per osservare la vita tunisina: piccoli caffè, mercati, villaggi, distributori isolati e lunghi tratti di strada immersi nel nulla.

Il gruppo procedeva compatto. I fuoristrada iniziavano già a mostrare il loro carattere.

I Defender avevano quell’aspetto essenziale e robusto tipico dei veicoli da spedizione. I Nissan Patrol trasmettevano solidità. Jeep e Toyota completavano una carovana varia ma perfettamente adatta al deserto.

Douz è considerata universalmente la porta del Sahara. Situata sul margine del Grande Erg Orientale, questa cittadina rappresenta da sempre uno dei principali punti di accesso al deserto tunisino. Storicamente importante per le carovane transahariane, Douz è circondata da immense palme da dattero e da distese sabbiose che iniziano appena oltre il centro abitato.

L’atmosfera della città è profondamente sahariana. I mercati, i colori della terra, il ritmo lento della vita e la presenza costante del deserto creano una sensazione unica. Qui il gruppo incontrò anche la guida tunisina Messner, figura fondamentale per affrontare in sicurezza le piste del Sahara.

Messner conosceva il deserto in modo straordinario. Sapeva leggere le dune, individuare i passaggi migliori, interpretare il vento e prevedere i cambiamenti del terreno. La sua esperienza si rivelò decisiva per tutta la spedizione. Prima dell’ingresso nel deserto vero e proprio, il gruppo effettuò gli ultimi controlli ai mezzi. Le gomme vennero sgonfiate per migliorare la trazione sulla sabbia. Le radio furono verificate. Le attrezzature fissate. L’eccitazione cresceva.

Davanti ai veicoli si apriva finalmente il Sahara.

Entrare nel deserto non significa semplicemente iniziare una pista sabbiosa. Significa cambiare completamente dimensione. I riferimenti spariscono. La strada non esiste più. Rimangono soltanto dune, vento e orizzonte. Il convoglio iniziò a muoversi lentamente tra le prime dune. La sabbia era morbida, luminosa e infinita. Le tracce dei veicoli duravano pochi minuti prima di essere cancellate dal vento.

La guida nel Sahara richiede concentrazione assoluta. Ogni salita va affrontata con la giusta velocità. Ogni cresta deve essere letta con attenzione. Ogni discesa può nascondere sabbia cedevole. Il Sahara tunisino mostrava tutta la sua grandezza. Il paesaggio cambiava continuamente: dune alte e morbide, pianori duri chiamati gassi, sabbia finissima che si infilava ovunque. Il sole trasformava i colori in ogni momento della giornata. Dal giallo chiaro del mattino all’arancione intenso del tramonto.

Con il passare dei giorni, il gruppo entrò completamente nel ritmo del Sahara. Le giornate iniziavano presto. All’alba il deserto regalava alcuni dei momenti più emozionanti. La luce compariva lentamente dietro le dune, colorando la sabbia di sfumature rosse, arancioni e dorate.

La colazione veniva preparata tra i mezzi. Tutti partecipavano. L’organizzazione del campo era spontanea e naturale. Quasi tutti dormivano nelle tende sopra i fuoristrada, in stile Maggiolina. Antonio e Nicoletta invece avevano scelto la tenda tradizionale a terra, vivendo il deserto in modo ancora più diretto. Le serate rappresentavano uno dei momenti più belli della spedizione.

Dopo ore di guida tra dune e piste sabbiose, il gruppo montava il campo. I fuoristrada venivano disposti in modo ordinato. Le luci del tramonto illuminavano la sabbia.

Poi arrivava il momento della cena. Le cene condivise nel deserto avevano qualcosa di speciale. Si mangiava insieme, si rideva, si raccontavano episodi della giornata. Il cielo sopra il campo era incredibile. Migliaia di stelle illuminavano la notte sahariana. Lontano da qualsiasi città, il firmamento appariva immenso. Il fuoco, il tè, il vento leggero sulle dune e il silenzio del Sahara creavano un’atmosfera quasi irreale.

Ogni spedizione nel deserto porta inevitabilmente con sé qualche inconveniente. Anche questa avventura ebbe i suoi momenti complicati.

Uno degli episodi fu la foratura del Defender di Andrea. Un altro problema importante riguardò il mezzo di Marco. Il suo fuoristrada ebbe un inconveniente al radiatore dell’acqua. Nel Sahara il sistema di raffreddamento è fondamentale. Le temperature e lo sforzo continuo mettono i motori a dura prova. Fortunatamente Marco era stato da giovane un abile meccanico.

Con competenza, calma e grande capacità tecnica riuscì a risolvere brillantemente il problema. L’intervento venne seguito con attenzione da tutto il gruppo. Vedere un guasto affrontato e risolto nel nulla del deserto trasmetteva un forte senso di autosufficienza e avventura. Nel Sahara non esistono officine dietro l’angolo. Ci si aiuta tra compagni di viaggio. Ed è proprio in queste situazioni che si capisce il valore di una squadra unita.

Uno dei momenti più emozionanti del viaggio fu l’arrivo ad Ain Ouadette. Questa oasi naturale nel cuore del Sahara rappresenta uno dei luoghi più affascinanti del deserto tunisino. Ain Ouadette è conosciuta per la sua sorgente d’acqua calda che emerge improvvisamente tra le dune.

Dopo giorni trascorsi immersi nella sabbia e nella guida off-road, vedere l’acqua nel cuore del deserto produce una sensazione incredibile.

L’oasi appare all’inizio quasi irreale. Una macchia di vita nel mezzo dell’immensità sabbiosa.

Secondo le descrizioni delle piste sahariane tunisine, Ain Ouadette è storicamente un punto di riferimento per nomadi e viaggiatori del Sahara. La sorgente rappresenta una preziosa fonte d’acqua nel Grande Erg Orientale. Le piste che conducono all’oasi attraversano dune impegnative, gassi e zone completamente isolate. L’arrivo del gruppo ad Ain Ouadette fu accolto con entusiasmo. Il bagno nell’oasi rappresentò un momento di relax e felicità assoluta. L’acqua calda, il contrasto con il deserto e la fatica dei giorni precedenti resero quell’esperienza indimenticabile.

Intorno all’oasi il panorama era straordinario.

Il campo montato vicino all’oasi, rimase uno dei ricordi più intensi dell’intera spedizione. Tra le tante serate serene vissute sotto il cielo stellato del Sahara, ce ne fu una completamente diversa. Durante una notte nel deserto arrivò improvvisamente una tempesta di sabbia accompagnata anche dalla pioggia. Nel Sahara il tempo può cambiare rapidamente. Il vento iniziò ad aumentare. Le raffiche diventavano sempre più forti. La sabbia veniva sollevata ovunque. Le tende iniziarono a muoversi violentemente. La visibilità diminuì rapidamente. Poi arrivò anche l’acqua. Una combinazione rarissima e spettacolare. La tempesta trasformò il campo in una scena surreale. Le dune scomparivano dietro cortine di sabbia.

Nonostante il disagio e la difficoltà del momento, quell’episodio divenne uno dei ricordi più forti del viaggio. Perché il deserto non è soltanto bellezza. È anche forza, imprevedibilità e rispetto. La mattina seguente il Sahara appariva completamente trasformato. L’aria era limpida, la sabbia compatta. Le dune avevano nuove forme create dal vento ed il silenzio dopo la tempesta sembrava ancora più intenso. Le ombre delle dune si allungano creando geometrie perfette. Le creste diventano linee nette contro il cielo. Le fotografie non riescono mai a restituire completamente la profondità di quelle immagini. Molti nel gruppo si svegliavano presto soltanto per osservare il sole comparire dietro il mare di sabbia. Particolarmente Paolo, che si svegliava alle 5.

Queste immagini rimasero impresse nella memoria di tutti.

Dopo giorni intensi nel cuore del deserto iniziò lentamente la risalita verso nord. Lasciare il Sahara provocava emozioni contrastanti. Da una parte c’era la stanchezza accumulata dall’altra la consapevolezza che quell’esperienza stava per terminare. Il convoglio riprese le piste sabbiose affrontando ancora dune e tratti impegnativi. I mezzi avevano ormai trovato il loro ritmo. Anche il gruppo era perfettamente affiatato. La guida nel deserto era diventata naturale, anche con le insabbiature di Andrea ed Antonio. Ogni componente della spedizione aveva imparato a leggere il terreno, a capire il comportamento della sabbia e a collaborare in ogni situazione. L’uscita progressiva dal Sahara riportò lentamente il gruppo verso zone più abitate.

La vegetazione ricominciava a comparire e le piste lasciavano spazio alle strade. Il contrasto con il deserto appariva evidente.

Durante il viaggio di rientro una delle tappe culturali fu El Jem. La città ospita uno degli anfiteatri romani più straordinari al mondo. L’anfiteatro di El Jem, costruito nel III secolo d.C., rappresenta uno dei monumenti romani meglio conservati del Nord Africa. La sua imponenza colpisce immediatamente. Capace di ospitare decine di migliaia di spettatori, veniva utilizzato per giochi gladiatori e spettacoli pubblici. La struttura ricorda il Colosseo di Roma. Camminare all’interno dell’anfiteatro fu un’esperienza affascinante. Dopo giorni trascorsi tra dune e silenzio assoluto, ritrovarsi improvvisamente davanti a una testimonianza così grandiosa della civiltà romana creava un forte contrasto. Il gruppo visitò gradinate, corridoi sotterranei e ambienti interni, dopo una bel pranzo in un un locale autoctono… con le debite conseguenze. Le pietre antiche sembravano raccontare secoli di storia. La luce tunisina rendeva il monumento ancora più suggestivo. El Jem rappresentò un perfetto collegamento tra avventura e cultura.

L’ultima grande esperienza del viaggio fu la visita al Museo del Bardo di Tunisi. Il Museo del Bardo è considerato uno dei più importanti musei archeologici del mondo mediterraneo. È celebre soprattutto per la straordinaria collezione di mosaici romani. Il museo si trova all’interno di un antico palazzo beylicale e raccoglie reperti provenienti da numerosi siti archeologici della Tunisia. La visita rappresentò una conclusione perfetta per il viaggio. Dopo aver attraversato deserti, oasi e siti storici, il gruppo poté osservare da vicino testimonianze incredibili della civiltà romana in Nord Africa.

I mosaici del Bardo sono impressionanti per dimensioni, dettagli e stato di conservazione. Molte opere provengono da antiche città romane come Cartagine, Dougga, El Jem e Sousse. Le scene rappresentate sono estremamente varie. Ci sono raffigurazioni mitologiche con Nettuno, Venere e Dioniso, scene di caccia, momenti di vita quotidiana, animali marini, battaglie, decorazioni geometriche elaborate. Uno dei mosaici più celebri è quello raffigurante Virgilio tra le muse. Le opere mostrano il livello artistico raggiunto dall’Africa romana ed infatti lea Tunisia romana fu infatti una delle regioni più ricche e importanti dell’Impero. Oltre ai mosaici, il museo conserva statue, reperti punici, oggetti islamici e testimonianze delle diverse civiltà che hanno attraversato il territorio tunisino. Camminare nelle sale del Bardo significava attraversare secoli di storia. Il gruppo osservava i dettagli delle tessere, la precisione dei volti, i colori ancora visibili dopo quasi duemila anni. La visita al museo aggiunse profondità culturale al viaggio che non fu soltanto un’avventura off-road ma anche un percorso attraverso la storia del Mediterraneo.

L’ultimo pranzo a La Goulette nel Ristorante La Spigola, scelto sapientemente da Marco, prima del traghetto verso Genova fu inevitabilmente carica di emozione, il viaggio stava terminando.

I giorni trascorsi insieme avevano creato legami ancora più forti. Le cene condivise nel deserto, gli imprevisti affrontati insieme, le dune attraversate e le notti sotto le stelle avevano trasformato il gruppo in qualcosa di più di semplici compagni di viaggio. Ognuno aveva immagini diverse impresse nella mente, per qualcuno il ricordo più forte erano le dune infinite, per altri la notte della tempesta, per altri ancora il bagno ad Ain Ouadette.

I fuoristrada parcheggiati vicini sembravano quasi parte integrante della spedizione, erano stati casa, mezzo di trasporto, rifugio e strumento di avventura.

Il traghetto da Tunisi verso Genova rappresentò il ritorno alla normalità. Ma qualcosa era cambiato. Il deserto lascia sempre un segno, le immagini del Sahara continuavano a tornare nella mente: le dune, le piste, le tende sul tetto, le serate nel silenzio assoluto, le risate durante le cene, il rumore dei motori nella sabbia. Il gruppo trascorse la traversata parlando ancora dell’esperienza appena conclusa, si riguardavano fotografie, si commentavano episodi, si rideva ricordando piccoli momenti. Quando Genova apparve all’orizzonte, il viaggio terminò ufficialmente. Ma il Sahara sarebbe rimasto dentro ognuno dei partecipanti.

Ogni spedizione è fatta soprattutto dalle persone.

Antonio e Nicoletta vissero il Sahara dalla loro tenda tradizionale, immersi ancora di più nell’atmosfera del deserto. Marco, Andrea Fabio, Paolo, Daniele, Claudio, Simona, Giuseppe, Barbara e Barbara contribuirono ogni giorno allo spirito del gruppo con entusiasmo, collaborazione e voglia di condividere.

E Matteo, capogruppo della spedizione, rappresentò il punto di riferimento costante durante tutto il viaggio. La capacità di mantenere il gruppo unito, organizzato e motivato fu fondamentale.

Un viaggio nel Sahara non è mai soltanto turismo.

Nel Sahara si comprende quanto sia enorme la natura e quanto siano piccoli gli esseri umani.

Le dune cancellano rapidamente ogni traccia.

Il vento modifica continuamente il paesaggio.

Non esistono riferimenti permanenti.

Questo produce una sensazione di libertà totale.

Ma anche di rispetto.

La guida off-road non fu soltanto tecnica.

Fu esperienza emotiva.

Le difficoltà affrontate insieme rafforzarono i rapporti.

Le serate nel deserto crearono ricordi indelebili.

I momenti di silenzio davanti alle dune permisero a tutti di percepire qualcosa di raro.

Il Sahara costringe a rallentare.

A osservare.

Ad ascoltare.

A vivere il presente.

Il viaggio nel deserto tunisino di Andrea, Barbara, Marco, Barbara, Antonio, Nicoletta, Matteo, Fabio, Paolo, Daniele, Claudio, Simona e Giuseppe rimarrà uno di quei racconti destinati a essere ricordati per sempre.

Dalla partenza in traghetto da Genova fino al ritorno, ogni tappa contribuì a costruire un’esperienza straordinaria.

La forza del viaggio condiviso.

E soprattutto la consapevolezza che certe esperienze restano dentro per sempre.

Perché il Sahara non è soltanto un luogo.

È un’emozione.

È un ricordo che continua a vivere molto tempo dopo il ritorno a casa.

Grazie Matteo, Grazie Desartica

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