Conte Lazlo & Almasy
Conte Lazlo & Almasy
Conte Lazlo & Almasy
Nato nel 1895, mostrò un precoce interesse per i motori, ottenendo giovanissimo la patente di guida e successivamente quella di pilota. A soli diciassette anni sapeva già guidare un aereo, e durante la Grande Guerra partecipò come pilota nell’esercito austro-ungarico, guadagnando diverse medaglie. Il titolo di conte gli venne assegnato nel 1921 quando guidò Carlo, nipote di Francesco Giuseppe, a Budapest per riprendersi la reggenza del trono vacante, una reggenza che tuttavia rimase solo simbolica.
Nel 1926 Almásy compì un’impresa straordinaria risalendo il Nilo con automobili Steyr, e tre anni dopo percorrendo le piste dei beduini per oltre 12.000 km con due veicoli, ascoltando leggende e miti locali. Fu così che venne a sapere dell’Oasi di Zerzura, una città perduta di oro e tesori, custodita da una regina addormentata che solo un prode avrebbe potuto svegliare con un bacio. Stefano Malatesta riporta il racconto: “…sopra la porta c’è un uccello di pietra bianca. Guarda dentro il becco e, dopo che avrai trovato la chiave, apri la porta ed entra dentro la città. Troverai tesori immensi e il re e la regina che dormono al castello. Non ti avvicinare a loro, ma prendi i tesori e vattene. La pace sia con te.”
Da quel momento, la vita di Almásy ruotò attorno a Zerzura e alla passione per i paesaggi sconfinati che lo circondavano. Abu Ramla, “il padre della sabbia”, lo chiamavano i beduini. Poliglotta e abile nelle relazioni con la corte, guadagnò i favori del principe Kemal el Din, che finanziò le sue spedizioni. Con il fratello portava a caccia in Ungheria la corte e il principe, quasi un collega di un secolo fa. Nel 1932, Almásy si unì a tre inglesi illustri – Sir Robert Clayton East-Clayton, Penderel e Patrick Clayton – in una spedizione alla ricerca della mitica Zerzura. Per la prima volta vennero combinati l’uso di automobili e un piccolo aereo leggero, il Gypsy Havilland Moth I, chiamato in realtà Rupert, per le ricognizioni. Questa metodologia permise di scoprire aree sconosciute dell’altopiano del Gilf Kebir, comprese due vallate fino ad allora ignote agli occidentali. L’anno successivo, Patrick Clayton iniziò la mappatura di vaste aree del Gilf Kebir, ma nel 1933 i due mecenati di Almásy, il principe Kemal el Din e Sir Clayton, morirono, e i piani di esplorazione crollarono. Durante la spedizione Almásy-Penderel, seguendo un sentiero di cammelli indicato da un vecchio tebu, Almásy scoprì una terza valle del Gilf Kebir, Wadi Talh, e affrontò a motore il leggendario passo di Aqaba. L’importanza più grande della spedizione fu la scoperta di siti di arte rupestre preistorica nella regione del Jebel Uweinat e del Gilf Kebir – Ain Dua, Karkur Talh, Wadi Sora – e soprattutto la Grotta dei Nuotatori, prova della presenza di acqua nel Sahara prima della desertificazione.
Nel 1939, come pilota dell’Aviazione Ungherese, fu richiamato a unirsi all’Afrika Korps, ma non era né nazista né agente segreto. Tra il 1941 e il 1942 prestò servizio come esperto del deserto per il generale Rommel, conducendo missioni segrete tra cui la più audace, Operazione Salam, mostrando astuzia e ingegno: si racconta che trovò tre autoblindo inglesi abbandonate nel Grande Mare di Sabbia e, mischiano sabbia nei serbatoi, le bloccò in tre punti differenti.
Dopo la guerra fu catturato e processato dalla Corte del Popolo Ungherese, ritenuto non colpevole e rilasciato. Non contento, tornò in Africa alla ricerca dell’esercito perduto di Cambise, sparito nel V secolo a.C. Morì nel 1951 a Salisburgo per dissenteria, anche se alcuni sostengono sia stato ucciso perché la sua attività di spionaggio era ancora in corso. Sulla sua tomba è inciso Abu Ramla, “Il padre delle sabbie”, come lo chiamavano i locali, mentre gli inglesi commentarono “Nazista ma sportivo”. La mitica Oasi di Zerzura, tramandata da leggende e racconti orali, non è mai stata identificata ufficialmente. Le immagini rimaste di Almásy lo mostrano in volo su Rupert verso Kharga, accanto a Sir Robert Clayton East-Clayton, di fronte al Grand Hotel Khartum nel 1929, a bordo delle automobili Steyr del 1926, con il Maggiore Penderel della RAF, panorami da aereo di Wadi el Malik nel 1932 e la vista di Wadi Talh nel 1933, tutte testimonianze di una vita avventurosa, esplorativa e leggendaria, che ha fatto di Almásy uno dei più grandi esploratori del Sahara e del mistero di Zerzura.


