Avete presente quel colore rossastro che troviamo utilizzato in molte delle “pitture rupestri” che abbiamo magari visto in Libia o in Algeria (o che prossimamente vedremo)?
Bene, si tratta di OCRA.
Sappiamo bene anche che molte tribù dell’Africa nera la utilizzano come “cosmetico”.
Meno noto è invece il medesimo utilizzo da parte di tribù sahariane come invece riferisce Corrado Zoli (giornalista ed esploratore sahariano agli inizi del 900) nel suo libro “Nel Fezzan”, che ci riferisce l’uso generalizzato fino alla fine dell’800 per la protezione della pelle dal sole.
L’ocra si trova in filoni tra le rocce e la sua estrazione si fa normalmente a cielo aperto.
La percezione è di un materiale “unto”. Un volta estratto viene pulito delle parti più grosse, fatto seccare all’aria e macinato più volte fino a farlo diventare polvere. Ecco perché una volta inumidito torna ad essere cremoso.
Non ci sono particolari “motivazioni” sul fatto che veniva usato molto come colore…se non perché semplicemente era facile da reperire in natura.
Non ci sono attendibili dati sul cosa veniva usato come “legante” del colore. Ovviamente qualcosa di origine animale o vegetale…albume d’uovo? …estratti da piante?
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